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OTTOBRE 2008 - anno 36°, n. 10

 

Editoriale

Una terapia d'urto per il caro-costi agricolo

Tiberio Rabboni

Nell'ultimo anno si è molto parlato di caro-prezzi alimentare. Lo hanno fatto giornali, televisioni, opinion leader, spesso, purtroppo, scambiando le cause con gli effetti. In molti non si sono accorti che ancor prima dell'aumento dei prezzi, il problema delle famiglie italiane è la perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni e che il caro-prezzi non è generato da un improvvisa vocazione speculativa dei protagonisti delle filiere agroalimentari italiane, ma dagli aumenti incontrollati, a due cifre, del petrolio, dell'energia, della chimica, dei servizi assicurativi e finanziari, cioè di fattori tutti esterni all'agroalimentare. Soprattutto chi spinge i prezzi al consumo al rialzo non sono gli agricoltori, gli allevatori, i primi trasformatori, ma altri attori nel passaggio dei prodotti dalla terra alla tavola.

Quest'anno, ad esempio, i prezzi all'origine dei cereali, delle carni avicole e bovine, del Parmigiano-Reggiano, del latte alimentare, di diverse orticole sono più bassi di quelli del 2007. Ma al consumo nessuno di questi prodotti ha avuto riduzioni di prezzo. Al contrario, molti sono ulteriormente cresciuti. Perché allora ci si continua a baloccare con palliativi e non si prendono misure concrete sulle cause vere del caro-prezzi?.

C'è di più: quasi nessuno si è accorto del caro-costi agricolo, che mina alle basi il ruolo sociale e produttivo del settore primario. I dati parlano chiaro: aumentano i costi, diminuiscono i ricavi, calano i redditi. Eurostat ha pubblicato uno studio sulla redditività delle 27 agricolture dell'Ue dal quale risulta che aumenta ovunque con due eccezioni: Italia e Grecia. Di conseguenza aumentano l'indebitamento aziendale, il disimpegno colturale e allevatoriale, l'abbandono dell'attività agricola. Certo, l'agricoltura italiana sconta il maggiore onere della sua frammentazione produttiva, organizzativa e commerciale, della debole presenza nei servizi di filiera e nella logistica dell'agroalimentare. Ma non è possibile che da un anno all'altro i costi vivi aumentino con percentuali a due cifre mentre i ricavi, se va bene, crescano di qualche punto. Gli aumenti sono esorbitanti: i bilanci delle grandi multinazionali fornitrici di fertilizzanti, agrofarmaci, carburanti, energia, macchine e tecnologie, assicurazioni e finanziamenti, diversamente da quelli degli agricoltori, distribuiscono utili e godono di buonissima salute.

Dopo molti mesi di giusto dibattito sul caro-prezzi è ora il momento di dedicare tempo ed iniziative anche al caro-costi. Serve una terapia d'urto: da un lato con misure immediate, a partire da una iniziativa - che chiediamo al Governo - verso i grandi fornitori, per calmierare i prezzi dei principali mezzi tecnici; dall'altro con misure strutturali di progressivo contenimento dei costi delle forniture, sviluppando - anche con il contributo attivo della Regione e del PSR - l'autoproduzione di energia e di calore, la riduzione della chimica e del consumo di acqua attraverso sistemi innovativi come 'Irrinet' e i disciplinari di produzione integrata, l'applicazione della meccanizzazione di nuova generazione su dimensioni territoriali ottimali, l'utilizzo di Internet per le pratiche burocratiche e altri servizi, la costituzione di grandi gruppi di acquisto.

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