OTTOBRE 2009 - anno 37°, n.10
Editoriale
Crisi: quel che facciamo noi e cosa chiediamo al Governo
Tiberio Rabboni
C’è bisogno di una terapia d’urto. Questo 2009, salvo rare eccezioni, ha scardinato i bilanci di tutte le aziende agricole. I prezzi all’origine sono stati scandalosamente bassi, molto al di sotto dei costi di produzione. Ciò accade per diverse ragioni. La principale, almeno sotto l’aspetto congiunturale, è la recessione dell’economia e il forte raffreddamento dei consumi alimentari in Italia e nel mondo. Chi aveva pronosticato una tenuta del settore primario si è sbagliato, così come chi, nell’anno nero dell’agricoltura italiana, ha tolto molti dei pochi aiuti pubblici disponibili anziché aumentarli, come invece hanno fatto altri Paesi produttori. Sono errori da non ripetere in vista del 2010, un altro anno difficile per l’economia e per i consumi. Le previsioni parlano di una“ripresina” ma anche di un picco di disoccupati, di cassa-integrati e di redditi dimezzati a seguito del crollo verificatosi in questa seconda parte del 2009. C’è il rischio di un altro anno nero per i consumi alimentari, per i prezzi agricoli, per i bilanci aziendali. Per questo c’è bisogno di una terapia d’urto e di una generale corresponsabilità.
Anzitutto serve un’azione immediata ed efficace sugli accresciuti oneri finanziari delle imprese agricole. Per quanto ci riguarda ci stiamo muovendo in due direzioni: aumento del 50% dei fondi regionali destinati ai Consorzi di garanzia agricoli per abbattere il tasso di interesse del credito di conduzione e d’investimento, nonché per le garanzie; anticipazione degli aiuti agli agricoltori, ogni volta che questo è giuridicamente possibile, allo scopo di diminuirne la dipendenza dal credito. Il titolo Pac andrà pertanto in pagamento per il 70% dal 16 ottobre di quest’anno e non più a dicembre, mentre i finanziamenti del Programma di sviluppo rurale, una volta ottenuta la concessione, potranno essere anticipati immediatamente per il 50% dell’importo. In secondo luogo bisogna aumentare le risorse pubbliche spendibili a breve nel settore, obiettivo che in Emilia-Romagna riusciamo arealizzare con il cofinanziamento delle risorse europee della cosiddetta “modulazione”. Si tratta di 121 milioni di euro aggiuntivi ai 934 iniziali del Psr. In terzo luogo bisogna accelerare la spesa pubblica a sostegno degli imprenditori che, pur in una congiuntura così sfavorevole, confermano la volontà di investire in ammodernamento, in nuovi progetti e prodotti. Ecco perché destineremo parte dei 121 milioni aggiuntivi, quelli non vincolati alle “nuove sfide”della Ue, al finanziamento di progetti immediatamente cantierabili, già in posizione utile nelle ultime graduatorie del Psr.
Infine, con 142 milioni e un bando regionale che si chiuderà il 16 novembre, avvieremo un’azione di sostegno alla riorganizzazione delle “filiere agroalimentari” per accrescere il peso contrattuale e il valore economico della parte agricola, oltre che la competitività delle produzioni. Fin qui la Regione. E il Governo? Dopo le delusioni del 2009 attendiamo fiduciosi la Finanziaria 2010. Le richieste sono 5, molto modeste: tre per ripristinare fondi già tagliati (assicurazioni contro le calamità, 400 milioni per i contratti di filiera e 43 milioni per il settore bieticolo-saccarifero); inoltre, aiuti al credito, credito d’imposta e cuneo fiscale per le imprese agricole.
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