Approfondimenti
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Il castagno e la castanicoltura rappresentano una realtà che va valorizzata nella nostra regione, particolarmente in quei territori che ospitano eccellenze riconosciute a livello nazionale. Il recente insediamento in Emilia-Romagna del cinipide Driocosmus kuryphilus ha determinato il giustificato allarme dei produttori e di tutti i professionisti del settore.
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Il 26 febbraio scorso si è tenuto un seminario informativo rivolto ai collaboratori regionali e provinciali per esporre gli aspetti che caratterizzano il settore delle produzioni ortofrutticole emiliano romagnole in un momento di concorrenza sempre maggiore e in un contesto di crisi economica complessiva.
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Presso il salone maggiore della Rocca Sforzesca di Dozza si è svolto il seminario con degustazione "Dalle Terre ai vini emiliani" promosso da CRPV, Regione Emilia Romagna ed Enoteca Regionale Emilia Romagna.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati del progetto "Zonazione viticola della collina emiliana" realizzato, con il contributo della Regione Emilia-Romagna ai sensi della L.R.28/98, da CRPV, I.TER, ASTRA- Innovazione e Sviluppo e Università Cattolica del Sacro Cuore. Lo studio, condotto da un gruppo interdisciplinare composto da esperti vitivinicoltori, pedologi, enologi e climatologi, evidenzia come l'accrescimento delle viti, la loro produttività, le caratteristiche dell’ uva e conseguentemente quelle del vino, sono strettamente correlati ai caratteri ambientali del territorio di produzione. In particolare, il vitigno, il clima e i suoli tipici di ogni zona viticola sono determinanti per la qualità del vino.
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Il convegno svoltosi a Modena presso la Camera di Commercio ha messo in evidenza il ruolo della Pubblica amministrazione nella tutela delle produzioni tipiche. Il tessuto imprenditoriale dell’Emilia-Romagna è protagonista nel comparto delle denominazioni di origine. Nessun’altra regione infatti vi contribuisce in modo così significativo: le 30 DOP e IGP che interessano il territorio dell’Emilia-Romagna, ne costituiscono anche oltre il 40% del valore economico nazionale. Le imprese e le istituzioni locali hanno tutto l’interesse a far sì che questi valori siano preservati da un sistema produttivo virtuoso, in grado di rispondere agli attacchi che giungono da chi intende usurpare la fama delle denominazioni, senza sostenere gli oneri che derivano da una produzione corretta e da un sistema di controllo e vigilanza attivo ed efficace. È necessario che le regole siano rispettate da tutti, e che al loro mancato seguano, da parte delle autorità pubbliche, provvedimenti e sanzioni certi e immediati. Per far sì che questo accada fondamentale diventa il ruolo delle istituzioni locali, che possono comprendere in modo rapido i problemi che sorgono sul territorio. Il loro ruolo dovrebbe essere riconosciuto sia nell’accertamento delle violazioni, sia nella partecipazione ai provvedimenti che seguono le violazioni stesse, in piena collaborazione – e non in subalternità – con le istituzioni nazionali.
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Il convegno è stato l’occasione - come esposto nella relazione dell’Assessore Tiberio Rabboni - per fare un bilancio delle iniziative realizzate in questa legislatura, ma anche un’occasione per confrontarsi sugli obiettivi e le prospettive dei prossimi anni, in un quadro caratterizzato da una grave e perdurante crisi dei prezzi all’origine, ma anche dalle nuove sfide legate all’accresciuta concorrenza internazionale e alla riforma della PAC del 2013.
Un Programma di sviluppo rurale che stanzia oltre 1 miliardo di euro di risorse pubbliche in sette anni e che nelle scorse settimane ha visto 122 milioni di euro di risorse aggiuntive destinate ad alcuni settori in crisi come quello lattiero-caseario; un forte sostegno al credito, con un aumento del 76% nel 2009 e nel 2010 delle risorse destinate ai Consorzi di garanzia agricoli; sostegno alla ricerca, all’innovazione e alla formazione professionale; nuove iniziative per la promozione dei prodotti tipici e di qualità anche sui mercati internazionali; tutela dell’ambiente e sostegno delle aree montane. Sono alcuni dei punti al centro dell’azione regionale di questi anni.
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Il 4 dicembre scorso è stato rinnovato il protocollo d'intesa fra la Regione Emilia-Romagna e la Fondazione Cassa di Risparmio per finanziare la ricerca e l'innovazione. E' stata l'occasione per presentare i risultati dei progetti realizzati grazie alla collaborazione, avviata a partire dal 2004, fra i due enti nel campo della ricerca e dell'innovazione agricola e agroalimentare.
Dal 2004 ad oggi la collaborazione ha messo in campo risorse per 2,7 milioni di euro (di cui 1milione e 50mila euro dalla Regione, 1milione 500mila dalla Fondazione ed il resto da altri soggetti) che hanno permesso di sostenere 10 progetti.
Diversi gli enti di ricerca impegnati: oltre alla Produttori Sementi di Bologna, ente strumentale della stessa Fondazione, anche l'Università di Bologna e prestigiosi centri di ricerca stranieri, come il Cimmyt di Città del Messico.
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Si è tenuto presso l'Assessorato Agricoltura della Regione Emilia-Romagna un seminario dedicato ai nuovi provvedimenti comunitari che regolamentano l'immissione in commercio e l'applicazione dei prodotti fitosanitari.
In particolare sono state illustrate:
- le principali novità del Regolamento comunitario che sostituirà la direttiva 91/414,
- i contenuti della Direttiva sull'uso sostenibile dei pesticidi,
- il relativo schema del Piano di Azione Nazionale (PAN) per l'applicazione in Italia
- le possibili ricadute sull'applicazione dell'IPM in Emilia-Romagna.
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Il convegno nazionale dedicato al Progetto "RInnova ProVe" a supporto del Piano Nazionale per l´incremento della produzione di proteine vegetali tratta di un tema cruciale per lo sviluppo della nostra zootecnia caratterizzata da filiere produttive tradizionali che richiedono, per l´alimentazione degli animali, mangimi ottenuti senza l´utilizzo di organismi geneticamente modificati ed un aumento della capacità produttiva nazionale. Con l´aumento della disponibilità di prodotti proteici, sicuramente non OGM, è possibile rispondere alle richieste dei consumatori e consolidare comparti produttivi di grande importanza economica e sociale. Il progetto al centro del Convegno, partito nell´autunno del 2005, si è sviluppato nell´arco di 3 anni con un impegno complessivo di 1,76 milioni di euro e ha visto impegnate, con il coordinamento della Regione Emilia - Romagna, ben 16 Regioni italiane.
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Rimettere al centro della filiera agroalimentare l´azienda agricola e porla in un rapporto paritario con chi trasforma e chi commercializza. Con un duplice vantaggio: prezzi più remunerativi per gli agricoltori che oggi spesso si trovano a produrre sotto costo e maggiori possibilità di risparmio per il consumatore finale, che quasi mai si trova a beneficiare di eventuali riduzioni dei prezzi all´origine.
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Il Rapporto sul sistema agro-alimentare dell´Emilia-Romagna del 2008, rappresenta un importante contributo alla conoscenza di un settore fondamentale dell´economia regionale, un utile strumento per gli operatori ed una guida per le politiche degli enti locali.
