Progetto regionale presentato al Forum ETAP che anticipa la conferenza ONU del clima di Copenaghen.
E’ un progetto cofinanziato al 50% dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Comunità Europea quello scelto, con altri due, a rappresentare le "buone pratiche" in campo agroforestale al Forum ETAP dedicato all’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso l'eco-innovazione, svolto nei giorni scorsi in apertura della quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Copenaghen.
Il progetto SAFIR, presentato dal Consorzio di secondo grado per il Canale emiliano-romagnolo, rappresenta un approccio multidisciplinare al problema dell'uso sicuro di acque reflue depurate in agricoltura, per valutarne l'impatto sulla filiera agroalimentare.
L'acqua è una delle principali materie prime necessarie in particolare per le colture ortofrutticole e determina due problemi fondamentali che interessano sempre più il consumatore e l'opinione pubblica: l'elevato consumo d'acqua dell'agricoltura che con l'irrigazione impiega circa 2/3 di tutta l'acqua prelevata dalle fonti idriche; ed il continuo aumento della concorrenza, tra il settore civile ed industriale e quello agricolo, per l'accesso ad acqua dolce pulita e di buona qualità.
Tra i numerosi fattori di rischio che minacciano il primato mediterraneo nella produzione di alimenti di elevata qualità, l’incremento delle superfici irrigate porterà, senza opportuni interventi, inevitabilmente ad utilizzare risorse idriche di scarsa qualità anche per effetto dei cambiamenti climatici e della conseguente riduzione delle precipitazioni. L'idea che ha animato il progetto SAFIR è sostenuta dai risultati di ricerca che dimostrano come la gestione irrigua può aumentare sia l'efficienza dell'uso dell'acqua sia la qualità dei prodotti. Inoltre, le recenti innovazioni nel settore del trattamento delle acque e delle tecnologie irrigue, permettono di utilizzare per l'irrigazione risorse idriche anche di scarsa qualità, senza compromettere la sicurezza igienica o qualitativa dei prodotti agricoli o degli alimenti da essi derivati.
Il progetto SAFIR ha previsto numerose fasi di ricerca, tra le quali: la verifica di impianti per il trattamento dell'acqua su scala aziendale, lo sviluppo di nuove tecnologie irrigue per massimizzare risparmio idrico ed efficienza dell'uso dell'acqua, e la verifica dell'impatto dell'uso di acque di scarsa qualità (provenienti dalle acque derivanti dai depuratori civili) sul suolo, sulla qualità e resa delle produzioni e sulle caratteristiche igieniche e qualitative degli alimenti.
Al progetto, inserito dall’Unione Europea all’interno del 6° programma quadro per la ricerca, partecipano 15 istituzioni scientifiche e di ricerca europee ed extraeuropee.


