Caccia, nuove aree di prelievo venatorio e 11 oasi di protezione nel forlivese e cesenate
Bologna - Nuove aree di caccia, ma anche nuove aree di protezione; regole più chiare per i cacciatori che avranno a disposizione zone certe in cui cacciare; una maggiore protezione dell’ambiente in zone di particolare pregio; contenimento degli ungulati nei territori interdetti alla caccia grazie al prelievo in controllo autorizzato dalla Amministrazione provinciale.
Via libera dalla Giunta regionale al provvedimento della Provincia di Forlì – Cesena che da un lato autorizza la caccia su 5 mila ettari circa del patrimonio forestale regionale nei Comuni di Tredozio, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Galeata, Santa Sofia, Bagno di Romagna, Sarsina, e Mercato Saraceno e dall’altro la preclude in 5 mila 600 ettari di territorio di particolare valore ambientale, istituendo 11 oasi di protezione della fauna.
“Esprimo il mio apprezzamento alla Provincia di Forlì – Cesena per il buon lavoro realizzato - ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura e all’attività faunistico venatoria Tiberio Rabboni." "Non solo viene data una risposta positiva alle attese del mondo venatorio - spiega l'Assessore - ma viene attuata una compensazione su territori di grande pregio ambientale per la presenza di siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale. Nelle nuove oasi di protezione è indispensabile che la Provincia tuteli attivamente le imprese agricole dai danni provocati dagli ungulati, attraverso un costante monitoraggio e un’attività di prelievo in controllo degli animali in eccesso”.
Il provvedimento regionale stabilisce dunque con chiarezza in quali aree demaniali è d’ora in poi ammessa la caccia, accogliendo le richieste fatte in tale senso dal mondo venatorio e risolvendo un contenzioso con gli organi di vigilanza. Le 11 aree di protezione venatoria istituite sono state individuate per le loro caratteristiche di elevato valore conservazionistico in quanto collocate ai limiti del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, oppure perché siti di interesse comunitario (SIC), zone di protezione speciale (ZPS) o “corridoi ecologici” che costituiscono la Rete Natura 2000. Il provvedimento è stato adottato dopo aver acquisito il parere favorevole dell’Istituto superiore per la ricerca ambientale (ISPRA) e la valutazione di incidenza ambientale della Direzione Generale “Ambiente”./PF


