Bustrengo, bustrenga, bustrèng (FC)
Descrizione sintetica del prodotto
Dolce a base di farina, uova, zucchero, margarina, frutta secca o candita, uva sultanina e spezie
Territorio interessato alla produzione
Provincia di Forlì-Cesena e territorio romagnolo in genere.
Come si fa
Si prepara l’impasto mettendo la margarina, lo zucchero vanigliato, la buccia di arancia e l’una sultanina precedentemente ammollata in acqua. Si lavorano così gli ingredienti con cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto morbido e spumoso. Si aggiungono gli altri ingredienti unendo per ultimi gli albumi montati a neve ed il tutto viene sistemato nella classica teglia da forno detta "rola, larga teglia rotondeggiante, in rame e con coperchio. Si può cuocere al forno o nel focolare con brace sia sotto che sopra.
Esistono alcune varianti che prevedono l’aggiunta di latte, pane grattugiato, parmigiano e vino bianco. L’Artusi chiama il bustrengo in diversi modi: castagnaccio, migliaccio del contadino, migliaccio di farina gialla. Il Quondamatteo riporta una versione del bustrengo detta "migliaccio del padrone" che a differenza del "migliaccio di Romagna" non contiene sangue di maiale.
Storia accertata
Il bustrengo era un mangiare tipico della romagna; i suoi ingredienti variano da zona a zona a seconda dei prodotti a disposizione. I più ricchi erano quelli della pianura poiché le colture erano più variegate ed abbondanti; si impoverivano man mano che si saliva in montagna. Nella Valle del Marecchia il principale ingrediente era la farina di castagne; nelle valli dell’Uso e Savio si usava la farina di ceci; in pianura e nella media collina la farina di grano o la polenta di frutta.
Riferimenti bibliografica
Ercolani L. "Vocabolario romagnolo-italiano, italiano-romagnolo" edizioni Del Girasole, Ravenna 1971, pag. 915.
Artusi P. "La scienza in cucina e l’arte di mangire bene" collezione "I Garzanti-Vallardi" Aldo Garzanti Editore, Milano 1978, pag. 448, testo conforme alla XIV edizione dell’opera stampata nel 1910.
Quondamatteo G. "Dizionario romagnolo (ragionato)" Tipolito "La Pieve" Villa Verucchio 1982, Volume 1°- pag. 288
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