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Saraghina, saraghéna (FC)

 

Descrizione sintetica del prodotto

Saraghina (Sprattus sprattus) La saraghina presenta un corpo fusiforme, compresso lateralmente e simile alla sarda. Si differisce per l’opercolo liscio e non striato e per la posizione della pinna dorsale più spostata indietro.

 

Zona di produzione

Romagna.

Come si fa

Sul "testo" (piastra rotonda di terracotta tipica per la cottura della piadina), posto al fuoco e già ben riscaldato, si getti un pugnello di sale grosso: sciogliendosi, impedirà alla saraghina di incollarsi alla terracotta. Presi a tre a tre per la coda, questi pesci si voltano e rivoltano in farina di polenta e poi si pongono sul testo. Si rigirano con una coltella, e il mangiare è pronto.

 

"Quanto resta può essere marinato. Se si usa un recipiente di terracotta, tanto meglio: ancora calda, dunque, la nostra saraghina si ripone a strati, accompagnandola con foglie di salvia, pezzi di buccia d’arancia e di limone e aglio tagliato a grossi tocchi. Un buon aceto di vino, che nel frattempo sarà stato messo al fuoco, cospargerà, bollente, il nostro pesce, che in tal guisa si manterrà a lungo".

Ricordiamo, per inciso, che la stagione ottimale per questo pesce (che, se si educa il palato, è veramente squisito) è quella che va da gennaio a marzo

Storia accertata

Questo "piatto" antico come la fame della povera gente, dalla riva del mare all’entroterra della Romagna, sposa, anche simbolicamente, pronubo il testo, i due fondamentali cibi di tutte le miserie: la polenta e la saraghina, i più poveri fra tutti.

La saraghina fa talmente parte della cultura alimentare romagnola che Fellini ha chiamato "Saraghina" un personaggio del film "8 e mezzo.

Referenze bibliografiche

Quondamatteo, Grande dizionario (e ricettario) gastronomico romagnolo, Imola, Grafiche Galeati, 1978