Pensioni: a marzo un brusco taglio dell’assegno, rabbia per la notizia appena comunicata

Pensioni: a marzo arriva un brusco taglio dell’assegno, scoppia la rabbia tra i pensionati. Le cifre sono imbarazzanti.

Il mese di marzo si avvicina e per milioni di pensionati è tempo di pensare all’assegno che sta per arrivare. Ma questa volta c’è una notizia poco piacevole: l’assegno potrebbe subire un taglio rispetto al mese precedente.

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Brusco taglio alle pensioni nel mese di marzo – ermesagricoltura.it

Questa novità, che porta scompiglio tra i pensionati, non è stata ben accolta da coloro che già hanno un reddito basso. Esploriamo tutte le informazioni. Solitamente, verso la fine del mese precedente (generalmente dopo il 20), è possibile consultare il cedolino della pensione del mese successivo, sul sito dell’Inps.

Per accedere alla sezione dedicata del portale Inps si possono utilizzare le credenziali Spid, Cie o Cns. È disponibile anche l’applicazione per cellulare che si scarica direttamente dal Play Store o Apple Store.

Pensioni: a marzo arriva un brusco taglio all’assegno

Dal gennaio 2024 le pensioni sono aumentate per adeguarsi all’inflazione prevista, fissata al 5,7%. Questo aumento non è stato uguale per tutti e diminuisce in percentuale con l’aumentare dell’importo della pensione. Tuttavia, questo adeguamento vale per ogni mese del 2024, compreso marzo. Ma ci sono cattive notizie per alcuni pensionati: potrebbero ricevere un importo più basso rispetto a febbraio a causa delle addizionali Irpef comunali.

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Rabbia e preoccupazione tra i pensionati – ermesagricoltura.it

Questo sarà il caso per chi che abita nei comuni che hanno deciso di aumentare le aliquote Irpef locali. Ad esempio, Palermo e Napoli sono tra i comuni che applicheranno questo aumento. A Napoli, l’aliquota Irpef comunale passerà dall’0,9% all’1%, comportando tagli alle pensioni che possono variare da 15 a 50 euro, a seconda degli importi.

Questa situazione ha suscitato la rabbia di molti pensionati, che si sentono discriminati. “La differenza nelle aliquote Irpef locali rappresenta una discriminazione”, ha spiegato Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale. “Non è chiaro perché una persona, specialmente un pensionato, debba pagare di più in una città rispetto a un’altra, magari ottenendo servizi peggiori. Questa è una questione ancora più delicata se considerata nel contesto dei progetti di autonomia differenziata”.

Mentre i pensionati si aspettavano di ricevere lo stesso importo della pensione, per il mese di marzo, molti pensionati si trovano a dover cambiare la loro prospettiva. Ottenere un assegno più scarso, a causa degli aumenti delle aliquote Irpef comunali, scatena così una comprensibile rabbia e preoccupazione generale e diffusa tra coloro che dipendono dalle loro pensioni per vivere.

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